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15/04/2026

COMUNICATO

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Dietro i muri imbrattati di Vasto e le accuse feroci lanciate contro chi lavora nel silenzio delle istituzioni, non ci sono solo scritte di vernice: c’è un attacco diretto alla dignità della nostra professione. Definire un "crimine" l’operato di assistenti sociali e magistrati significa calpestare la realtà di chi, ogni giorno, si fa carico di ferite invisibili per proteggere l’unica voce che non viene mai ascoltata: quella dei bambini. Questo clima di odio, alimentato da una disinformazione che trasforma i protettori in carnefici, è una deriva che non possiamo più tollerare, perché colpisce proprio quel sistema di protezione che dovrebbe essere il porto sicuro per ogni cittadino vulnerabile.

​Come Ordine Professionale Assistenti Sociali della Regione Abruzzo, sentiamo il dovere di stare accanto ai colleghi di Vasto, diventati bersaglio di un’ideologia che preferisce il clamore della protesta alla complessità della cura. È straziante vedere come il dramma di tre bambini venga trasformato in un prodotto da copertina o in un pretesto per lo scontro di piazza. La nostra professione non è fatta di carta, ma di responsabilità giuridica e sociale: non ci lasceremo intimidire dalle minacce né sedurre dalle semplificazioni. Difendere il benessere psico-fisico ed evolutivo di un minore è un atto d'amore civile, la forma più alta di libertà che una democrazia possa offrire. Se proteggere un bambino è un crimine, allora abbiamo smesso di essere una comunità.

Ci sono momenti in cui il silenzio del dovere deve farsi voce, non per difendere una categoria, ma per proteggere l'anima stessa del nostro vivere civile. Ciò che è accaduto a Vasto, quelle scritte piene di livore che gridano al "crimine" contro chi tutela i minori, non è solo un atto di vandalismo: è una ferita aperta sul cuore di una comunità professionale che, ogni giorno, accoglie il dolore degli altri per trasformarlo in speranza. Come assistenti sociali, non siamo burocrati del distacco, ma professionisti della cura che operano nel sottile confine tra il rispetto della libertà individuale e il diritto inalienabile di un bambino a non essere invisibile al mondo.

Questa comunità professionale, che oggi l’Ordine Assistenti Sociali della Regione Abruzzo rappresenta con orgoglio e fermezza, non accetterà di essere il capro espiatorio di un odio alimentato dalla disinformazione. Siamo accanto ai colleghi di Vasto, non solo per solidarietà, ma per rivendicare il valore scientifico e umano del nostro mandato.  La tutela dei minori non è un reato da perseguire, ma il dovere più nobile di una società che si professa umana. Noi resteremo qui, al nostro posto, a difendere i diritti di chi non ha voce, perché la realtà del dolore e della rinascita di un bambino.

Noi assistenti sociali resteremo qui, al nostro posto, a difendere i diritti chi non ha voce, perché una storia di vita segnata da dolori e traumi non può che essere sostenuta affinché ogni bambino possa tornare ad essere felice. Se proteggere un bambino è un crimine, allora abbiamo smesso di essere una comunità.

La Presidente

Francesca D’Atri

 

 

Comunicato Stampa del CNOAS:

INTIMIDAZIONI A VASTO, TOSCANA E UMBRIA: “Lo Stato ci protegga e ci rispetti” – CNOAS

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